Oggi uno dei principali problemi della nostra società è come affrontare le differenza culturali e individuare il modo corretto per riconoscerle e valorizzarle promuovendo l'autentica integrazione culturale e lo sviluppo integrale dei giovani.

 

La Commissione europea e il Consiglio d'Europa forniscono una definizione di "apprendimento interculturale", secondo la quale il termine può essere usato a diversi livelli. Da un lato, si riferisce a "un processo individuale di acquisizione della conoscenza, atteggiamenti o comportamenti collegati con l'interazione di culture diverse". D'altra parte, "l'apprendimento interculturale è visto in un contesto più ampio per indicare come le persone con background diversi possono convivere pacificamente".

 

Secondo il dottor Milton Bennett (1993), la cosiddetta "differenziazione" è al centro dell’apprendimento e della sensibilità interculturale. Da un lato la gente vede una stessa cosa in modi diversi, d'altra parte, le culture  si distinguono l'una dall'altra mantenendo modelli di differenziazione. Secondo questo secondo aspetto ogni cultura offre un modo diverso di percepire la realtà. Così, sviluppare la sensibilità interculturale significa "imparare a riconoscere e a trattare le differenze nel percepire il mondo tra le diverse culture". Il dottor Bennett è l'autore della cosiddetta “scala Bennett” che descrive i diversi modi in cui le persone possono reagire alle differenze culturali. La scala comprende sei "tappe", dove la sensibilità alle differenza aumenta in ogni tappa. Le tappe sono: la negazione della differenza, la difesa contro la differenza, la minimizzazione delle differenze, l’accettazione delle differenze, l'adattamento alla differenza, e l'integrazione alla differenza.

 

Quanto detto sinora presenta una parte del background teorico sull’apprendimento interculturale. È importante prendere in considerazione questi aspetti filosofici e psicologici quando si organizza un’attività di formazione per essere in grado di razionalizzare il comportamento spesso confuso e gli atteggiamenti dei giovani verso le differenze culturali. A volte è sufficiente accettare semplicemente che i giovani non sono pronti a comprendere o tollerare certe differenze e, in questi casi, è importante non costringerli a capire, ma coinvolgerli in discussioni, giochi, dibattiti, attività di formazione, dove possono partecipare e imparare senza essere pressati ad accettare certi fatti.

 

Lo scopo principale dell'educazione interculturale è quello di promuovere e sviluppare le capacità di interazione e comunicazione tra i giovani e il mondo che li circonda.

 

Uno dei principi fondatori dell'Unione europea è il rispetto per la sua diversità. Gli sconvolgimenti della storia europea mostrano l'importanza della tutela delle minoranze nazionali e della possibilità data alle diverse identità religiose, culturali, linguistiche  ed etniche di prosperare. La pace e la stabilità di cui gode l'Unione europea nel corso dell'ultimo mezzo secolo è in gran parte dovuta a questo pluralismo.

 

In termini concreti più semplici, l'educazione interculturale deve favorire: l'apertura verso l'altro, il rispetto attivo per differenza, la comprensione reciproca, la tolleranza attiva, la convalida delle culture presenti, le pari opportunità e la lotta alla discriminazione.

 

Nel contesto dell’animazione socio educativa vengono di solito presi in esame i seguenti temi al momento di organizzare corsi di formazione. Nel gioco "Culture Trip" sviluppato nell'ambito del progetto si è cercato di focalizzarsi più o meno su tutti questi aspetti:

 

  • comprendere le differenze culturali;
  • conoscere le tradizioni di altre culture;
  • dare informazioni utili e interessanti su varie nazionalità e culture;
  • dare informazioni sulle specificità culturali, sulle abitudini e sulla comunicazione non verbale in diversi paesi;
  • dare informazioni di tipo culturale, sul folklore e sulle tradizioni storiche in altri paesi;
  • dare informazioni su diversi aspetti dell'identità culturale.